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Il sistema linguistico, inventato ultimamente da EPSO, servizio preposto all’organizzazione dei concorsi, prevede che le prove  si tengano in sole tre lingue: francese, tedesco e inglese,  con l’obbligo, per tutti, di esprimersi in una lingua diversa dalla propria lingua madre. Un tale sistema per l’assunzione, non già di linguisti ma di funzionari specializzati nelle diverse discipline ( giuristi, economisti, scientifici, ecc.), non solo discrimina, in un modo o nell’altro, la grande maggioranza dei cittadini europei ma si ritorce contro la Commissione stessa perché invece di permettere di selezionare i migliori concorrenti, in termini di capacità intellettuali e competenza, permette soltanto di selezionare i candidati che conoscono bene “certe lingue” , scelte arbitrariamente dalla Commissione. La conoscenza delle lingue deve costituire un atout in più, non può e non deve, al contrario, interferire nella valutazione delle qualità e meriti professionali specifici dei candidati.

Questo sistema a tre lingue è talmente perverso che, in seno a un’Europa che si proclama multilingue, un cittadino Lituano che conoscesse il francese e l’ungherese sarebbe ammesso a partecipare al concorso mentre un cittadino francese che conoscesse l’italiano e lo spagnolo non potrebbe essere ammesso per causa di “carenza linguistica”.

Tutto ciò mette, tra l’altro, in evidenza una pericolosa assenza di fiuto politico nella promozione dell’immagine delle istituzioni europee presso i cittadini, in particolare presso i giovani. Come pensa, la Commissione, che questo nuovo sistema possa essere percepito, ad esempio, dai cittadini dei vecchi Stati Membri abituati, da quando esistono le istituzioni europee, all’organizzazione dei concorsi nella lingua madre dei candidati?

Il dilettantismo linguistico della Commissione è tale che, nell’organizzare gli ultimi concorsi generali, il sistema a tre lingue è arrivato al colmo della sua ottusità con la pubblicazione del Bando di Concorso, nella Gazzetta Ufficiale, nelle sole tre lingue: francese, tedesco e inglese, lasciando all’oscuro tutti i cittadini locutori delle altre lingue ufficiali.

A questo proposito, due membri italiani del Parlamento Europeo, l’On. Alfredo Antoniozzi e l’On. Aldo Patricello, hanno rivolto due Interrogazioni Scritte al Consiglio di Ministri, il quale ha risposto, congiuntamente ad entrambi, dicendo che si trattava di un errore che doveva essere corretto.

La risposta del Consiglio concerne, ovviamente, tutte le lingue ufficiali degli Stati Membri per cui, nei prossimi giorni, i Bandi di Concorso dovrebbero essere pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea in tutte le lingue ufficiali.

Athena auspica, nell’interesse stesso della Commissione e della funzione pubblica europea, un ritorno alla lungimiranza del sistema anteriore che puntava sulle qualità e capacità dei candidati, relative al loro settore di competenza, vale a dire: l’organizzazione dei concorsi in tutte le lingue ufficiali con le prove nella lingua madre, per le competenze nelle discipline scelte, e, a parte, le prove concernenti le conoscenze linguistiche.

Anna Maria Campogrande, Presidente dell’associazione Athena, associazione interna alla Commissione europea per la difesa delle lingue europee

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